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Il villaggio Corte di Cadore

La creazione del villaggio vacanze per i lavoratori dell’Eni porta la firma di Enrico Mattei, presidente dell’ente statale istituito nel 1953, e di Edoardo Gellner, incaricato della progettazione nel 1954. Mattei è anche presidente dell’Agip, per cui Gellner ha già in cantiere a Cortina un motel con autorimessa, in previsione delle Olimpiadi invernali del 1956.
In relazione al futuro centro turistico, l’architetto è interprellato dapprima per vagliare l’idoneità di alcune aree alpine già individuate dai tecnici dell’Agip come potenziali sedi d’intervento. Con diverse motivazioni Gellner liquida tutte le proposte, avanzando una sua personale alternativa che si rivelerà vincente: un vasto terreno - con possibilità di ulteriore espansione - alle pendici del monte Antelao nel comune di Borca di Cadore. A favore della scelta stanno ottimi requisiti, quali l’esposizione al sole, la comodità ai collegamenti infrastrutturali e la vicinanza ad altre località turistiche, in primis Cortina. Unico presunto difetto è la scarsità di vegetazione che, unita alla forte presenza di detriti e ghiaia, rende il sito poco attraente se non decisamente inospitale. Questo svantaggio, reale agli occhi dei committenti, diventa per Gellner parte integrante della sfida che si appresta ad affrontare: quella della riqualificazione e valorizzazione del luogo attraverso attente scelte architettoniche e un accurato progetto urbanistico.
Il programma delle opere, all’inizio ancora limitato, raggiunge la sua completa stesura nel 1958-59.
Su una superficie di circa 200 ettari è predisposta la costruzione di servizi e attrezzature per una popolazione complessiva di circa 6000 persone. Il piano comprende: 600 case per il soggiorno estivo e invernale dei dipendenti e delle loro famiglie, una colonia capace di accogliere fino a 600 bambini, un campeggio per circa 200 ragazzi, un centro servizi che ospita lavanderia, negozi e bar, una chiesa e degli impianti sportivi. A tutto questo si aggiunge un centro sociale costituito da un complesso di edifici per usi collettivi organizzati attorno a quattro piazze disposte su più livelli: centro culturale, auditorium, cinema e asilo nido.
Anche il disegno urbanistico trova il suo assetto definitivo nel 1959. A valle è prevista la localizzazione della colonia, mentre a quota leggermente inferiore si collocano gli impianti sportivi. A sud-est di questo primo nucleo, si estende il centro sociale, il cui articolato insieme culmina nella chiesa, situata quasi alla sommità di un’altura. Al margine superiore della proprietà, ai piedi dell’Antelao, trova posto il campeggio. Il terreno restante è occupato dalle zone residenziali, suddivise da nord a sud in 7 lotti.
Tra Mattei e Gellner sembra esserci completa sintonia per quanto riguarda le scelte architettoniche.
Per Mattei l’operazione ha innanzitutto una valenza sociale, ma di certo non è priva di risvolti promozionali: in gioco non c’è solo l’immagine filantropico-assistenziale della grande azienda di stato, ma la rappresentazione di una certa idea di progresso e di modernità che distingue l’attività produttiva e il ruolo di Eni in quel preciso frangente storico. Gellner riesce a dar voce a questa esigenza, legittimando l’impiego di un linguaggio esente da inflessioni localistico-vernacolari e privo di richiami formali all’architettura rustica di montagna. Ma riesce anche ad esprimere concretamente quest’ansia di progresso trasformando il cantiere in un vero e proprio laboratorio tecnologico. Ne esce, dunque, un intervento ricco di interesse anche sul piano strutturale che colpisce per la ricca varietà di soluzioni.
Purtroppo non tutto il programma giunge a compimento; dell'intero complesso progettato si costruiscono la colonia (1955-62), il campeggio (1958-61), i servizi satelliti (1956-57) e la chiesa (1956-61). Il ridimensionamento degli obiettivi iniziali è conseguenza della tragica scomparsa di Mattei nell’ottobre del 1962. L’avvenimento decreta anzitempo la fine dei lavori, consentendo il completamento delle sole opere già in cantiere, mentre viene praticamente dimezzato il numero delle case e il centro sociale  (a parte i già costruiti alberghi Corte e Boite) resta completamente sulla carta.
Concepito come cerniera morfologica e funzionale delle diverse parti del villaggio, il progetto per il centro sociale è sottoposto a ulteriori verifiche e modificazioni a cominciare dal 1974, quando sembra aprirsi una nuova fase risolutiva. Sebbene sussistano le condizioni per un esito positivo, però, nessuna delle sei versioni sviluppate nel dettaglio da Gellner tra il 1974 e il 1990 trova sbocchi operativi.
Il passo successivo è segnato dalla privatizzazione dell’Eni e dalla conseguente vendita del suo patrimonio immobiliare. Il villaggio è acquistato nel 2001 dalla Minoter Spa - una holding attiva nel settore immobiliare presieduta dall’imprenditore Gualtiero Cualbu - che da allora ne ha avviato la riqualificazione. Una prima importante tranche si è chiusa nel 2005 con il restauro e l’adeguamento funzionale di tutte le case dell’insediamento e degli hotel. Dal 2008 è in programma la costruzione di nuove residenze, mentre nel corso del 2009 è prevista la riapertura del complesso della colonia diventato un centro di formazione multisettoriale per le nuove tecnologie.

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