Studi preliminari (1956)

Nel settembre 1956 Scarpa accetta la proposta di Gellner di collaborare alla progettazione della chiesa.
Con riflessioni preliminari confluite in un gruppo di schizzi, Gellner ha stabilito alcune coordinate di riferimento: la chiesa deve sorgere quasi alla sommità di un’altura, diventare uno dei traguardi visivi del villaggio ed essere dotata di un ampio sagrato a terrazza. La sua connotazione formale è affidata all’adozione di una struttura a due falde che deve ergersi direttamente dal terreno, come per l’aula magna della colonia. Per il campanile Gellner pensa, più che a una struttura murata, a una guglia con campane a giorno. L’attenzione all’assetto planimetrico è ancora scarsa. In alcuni studi generali del villaggio, l’edificio è indicato con una figura geometrica generica, simile ad un pentagono o ad un esagono irregolare: quanto basta a tradire una iniziale propensione per uno schema a pianta centrale.
Questo è il canovaccio di idee su cui i due architetti avviano il loro dialogo grafico.
Nei suoi primi schizzi Scarpa recepisce ed elabora queste indicazioni di massima. Le ipotesi planimetriche, di matrice wrightiana, ruotano attorno al tema dell’impianto centrale. A queste corrispondono, in alzato, volumi sfalsati che sembrano avvolgersi attorno al campanile, elemento verticale eletto a fulcro dell’insieme.
Solo la progressiva definizione del sistema strutturale, a capriate su pilastri, porta a distendere la pianta e a farle assumere la forma di una navata, conclusa da una sorta di transetto a incastro. All’esterno, questo risulta composto da volumi differenziati, ma solo in apparenza autonomi: un possente muraglione di calcestruzzo li riunifica, snodandosi lungo l’abside dell’edificio.
Con lo studio della sezione e dell’articolazione delle singole parti si precisa, in poco più di tre mesi, il progetto della chiesa.