Struttura

Il padiglione centrale della colonia, primo degli edifici per usi collettivi a essere costruito, è assunto da Gellner come riferimento anche per la chiesa. I primi schizzi di Scarpa, invece, propongono planimetrie e volumi lontani dalla linearità di questo edificio. Rimandi al padiglione compaiono più tardi su fogli di lavoro che mostrano uno scheletro portante con costoloni obliqui che si ergono da terra e si uniscono alla sommità in una piastra continua. Questo schema è manipolato in più modi, scavando la piastra a mò di sella oppure disegnando sagome diverse per i costoloni.
In altri schizzi la linea di gronda del tetto si articola con sporgenze triangolari, da leggere come imponenti pluviali cui corrispondono vasche per la raccolta dell’acqua.
Scarpa tenta anche di adattare il modello del padiglione a un impianto a navata simile a quello definitivo: l’idea di uno sfalsamento del tetto che permette l’ingresso della luce si precisa solo con lo studio di altre ipotesi, che vedono l’introduzione di falde secondarie o di piccoli abbaini.
La scelta finale cade su una struttura con caratteristiche espressive vicine a quelle del padiglione. Nel definirla, Scarpa immagina dapprima una volta a solette piegate sorretta da supporti a forcella; la soluzione adottata prevede invece una sequenza di capriate in appoggio su due architravi sostenuti da elementi verticali: prima colonne, poi pilastri a sezione esagonale. La navata si conclude in un transetto a braccia disassate.
Sul braccio destro del transetto, per dare maggior illuminazione alla zona dell’altare, il tetto si solleva grazie a un traliccio metallico a maglia triangolare, che Gellner pone all’estradosso di ciascuno dei costoloni interessati. Scarpa immagina, per le intersezioni di aste oblique, tessere di vetro colorato che non verranno realizzate.
La presenza dei pilastri consente di trattare i fianchi dell’edificio come nastri vetrati e di articolare la pianta con due piccole navate laterali; per la loro definizione si studiano la sagoma dei costoloni e la controcapriata metallica che ne collega la base alla falda del tetto. Lo schema delle capriate su pilastri, distribuiti gli uni con interasse doppio rispetto alle altre, si ripete serialmente, regolato dalla maglia ortogonale. Un reticolo radiale fissa le angolazioni degli elementi obliqui. Rotazioni calcolate su multipli di 15° determinano, tra l’altro, la disposizione dei soffitti inclinati delle navatelle e la sagoma dei varchi che collegano queste al transetto, entrambe studiate da Scarpa.
Lo stesso principio ordinatore è applicato alle catene delle capriate, che formano un “soffitto virtuale” della navata e diventano per Scarpa una nuova opportunità decorativa. A suo modo, Scarpa collabora anche alla costruzione del tetto: mentre Gellner studia la struttura del manto e le specifiche sugli isolamenti, egli suggerisce una piccola variante ad effetto per i puntali delle testate superiori dei costoloni.