Pianta

Scarpa propone inizialmente un edificio a impianto centrale, un esagono con i margini incisi da altre figure geometriche aggregate. I disegni recano anche, leggibili con difficoltà tra i molti segni grafici sovrapposti, i primi abbozzi di un’organizzazione distributiva.
Gellner, invece, riprende l'impianto del padiglione centrale della colonia. Entrambi gli edifici hanno destinazione collettiva e devono differenziarsi da quelli per il soggiorno. La copertura a due falde suggerisce l’ipotesi della navata, mentre lo schema d’ingombro del padiglione, articolato secondo modalità che risentono degli spunti grafici di Scarpa, viene utilizzato come matrice per la pianta.
Gli schizzi di Scarpa testimoniano le fasi della definizione del transetto: un corpo esterno che compare dapprima sul lato destro della navata, viene replicato poi sul lato opposto. Infine, le due sagome triangolari si fondono in un esagono che cinge, in modo fluido e continuo, la parte terminale della navata.
Il passaggio dallo schizzo al progetto è segnato dall’applicazione dei principi ordinatori che regolano tutte le altre realizzazioni del villaggio, derivati da un sistema di due reticoli proporzionali.
A proposito di quello ortogonale, Gellner ricorda la preferenza di Scarpa per un modulo di 30 cm, che nel suo multiplo di 90 x 90 viene utilizzato soltanto nel primo progetto (1956). Nei disegni della successiva stesura (1957) la griglia è costruita invece su un multiplo (122 x 122) del modulo voluto da Gellner, di 30,5 cm. Nella versione definitiva, la pianta presenta una lunghezza (dal primo all’ottavo pilastro, l’ultimo di quelli interni) di 34,16 m. e una larghezza di 20,74 m.: di questi 15,86 appartengono alla navata centrale e 2,44 a ciascuna delle due navatelle laterali. Sulle inclinazioni per moduli di 15° del reticolo polare, si allineano i tracciati non ortogonali. Con un angolo di 15°, ad esempio, l’involucro cementizio del transetto incrocia l’asse trasversale della chiesa; lo stesso avviene per la parete di chiusura della cappella anteriore e per il portale d’entrata. Analoghe rotazioni si riscontrano nel tamponamento della facciata principale e nella copertura del nartece, nel muraglione di contenimento del sagrato e nei tracciati obliqui delle altre sistemazioni esterne, fino a elementi di scala più ridotta come i pilastri della navata. La loro definizione formale è studiata da Scarpa che sperimenta sagome circolari, a stella, a farfalla e a rombo, per attestarsi infine su una sezione orizzontale a esagono irregolare, con i lati inclinati ruotati anch’essi di 15°.