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il villaggio

Gellner e Scarpa

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Eduard Walter Gellner (Abbazia, 20 gennaio 1909 – Cortina d’Ampezzo, 10 dicembre 2004) associa fin da giovane lo studio al lavoro manuale. L’incontro con il mondo della tecnica artigianale e dei materiali da costruzione avviene come apprendista nell’impresa edilizia paterna. Le attitudini artistiche lo portano, invece, a frequentare la Kunstgewerbeschule di Vienna (1928-1933), dopo la quale inizia l’attività di progettista ad Abbazia (1936-1940). Durante il soggiorno nella capitale austriaca entra in contatto con le esperienze secessioniste e con le nuove tendenze funzionaliste rappresentate dall’opera di Adolf Loos e dalle architetture della Werkbundsiedlung del 1932. Di questi interessi resta testimonianza nelle sue opere d’esordio degli anni Trenta: per lo più piccoli manufatti e allestimenti di locali pubblici.
Nel 1941 si iscrive all’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, dove si laurea nel 1946 con Giuseppe Samonà. Il progetto di tesi, villa Torre Rossa a Misano Adriatico, sarà anche la sua prima vera realizzazione da architetto. Con la seconda guerra mondiale, Gellner lascia l’Istria e si trasferisce definitivamente a Cortina d’Ampezzo che, dal 1947, diventa suo luogo di vita e di lavoro. La frequentazione dell’ambiente veneziano, ricco di stimoli intellettuali, costituisce un importante momento di maturazione culturale e professionale. Con Carlo Scarpa e Mario De Luigi stringe rapporti d’amicizia che si trasformano anche in collaborazioni professionali: con il primo partecipa al concorso per il piano regolatore del Lido di Venezia (1946) e insieme realizzano la chiesa del villaggio di Corte di Cadore (1956-1961), mentre a De Luigi affida le decorazioni interne del palazzo della Telve a Cortina (1953-1954). Con il gruppo veneto dell’APAO - Associazione per l’architettura organica - partecipa ai dibattiti sul rinnovamento dell’architettura italiana, centrati sulla figura di Frank Lloyd Wright, ma anche sull’opera di Alvar Aalto. Echi della lezione dei due maestri e del neoplasticismo di Richard Neutra, quest’ultimo mediato forse dall’insegnamento di Scarpa, informano le sue prime realizzazioni: le ristrutturazioni e gli arredamenti del bar La Genzianella (1947-1948) e degli hotel Miramonti Majestic (1948-1950) e Savoia (1949), tutti a Cortina. I sette interventi compiuti tra il 1950 e il 1956, sempre nella città ampezzana – l’albergo per bambini “La Meridiana”, il condominio “Ca’ del Cembro”, il palazzo della Telve e quello delle Poste e Telecomunicazioni, casa Giavi e il condominio “Residence Palace” - lo consacrano come uno dei pochi veri interpreti della poetica wrightiana, ma segnano anche un punto di svolta nell’elaborazione di un linguaggio del tutto personale: tanto sensibile al contesto ambientale e alle sue forme insediative, quanto distante da facili travestimenti folcloristici. Planimetrie articolate e volumi frammentati, costruiti con l’impiego del cemento armato e dei materiali appartenenti alla tradizione locale, si inseriscono armonicamente nel territorio, rendendo il paesaggio protagonista del progetto. Lo studio sempre più attento delle architetture autoctone, delle loro regole compositive e delle loro strutture aggregative - condotto attraverso vere e proprie campagne di censimento - porta Gellner ad ampliare progressivamente i propri orizzonti d’azione. Dal cuore del centro urbano e del centro storico (si vedano i progetti olandesi come la casa con gelateria Talamini a Deventer, 1963-65) ai paesaggi naturali dell’Appennino, dell’amata montagna o delle coste italiane (i progetti per la Sicilia, 1960-61, e per l’Isola dell’Elba, 1959-66), le sue architetture continueranno sempre a misurarsi con luoghi fortemente connotati in senso storico, morfologico e naturalistico. Nella sua lunga e produttiva carriera, Gellner affronta con sapienza tutte le scale d’intervento dando prova di un’esemplare versatilità progettuale: dal disegno di componenti d’arredo alla progettazione di singoli edifici, dai piani di recupero ai piani regolatori per città e vallate, passando attraverso gli insediamenti residenziali e i villaggi per vacanze (su tutti quello di Corte di Cadore, 1954-63). Il suo legame simbiotico con Cortina e la montagna non lo isola dal contesto architettonico del suo tempo: ne sono prova le sperimentazioni tipologiche su edifici a funzioni composite che avvicinano lavori quali la casa di riposo per anziani a Matelica (Macerata, 1960-62) e l’irrealizzata colonia Italsider a Pietracamela (Teramo, 1963-64) alle coeve esperienze teoriche e progettuali di architetti come Jakob Bakema e Aldo Van Eyck.
Membro dell’Istituto Nazionale di Urbanistica dal 1948, socio fondatore nel 1960 dell’IN/ARCH (Istituto Nazionale di Architettura), Gellner è insignito anche di importanti onorificenze: il premio AITEC nel 1962 e, l'anno successivo, il premio IN/ARCH.

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